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Come
era prevedibile se Alessandro Baricco scrive un libro, lo
scrive bene. Da romanziere di razza qual'è, l'autore torinese non
perde i colpi nemmeno nel suo ultimo libro che non passerà forse
alla storia come capolavoro ma sicuramente saprà farsi apprezzare.
Il
titolo, Emmaus, prende il nome da un episodio del vangelo che
nella trama viene ripreso con significato allegorico. I protagonisti,
d'altra parte, vengono da un mondo dove i valori religiosi sono
predominanti: giovani cattolici, appartenenti a famiglie medio
borghesi, che trascorrono le proprie giornate tra scuola, chiesa e
volontariato.
Ma
avere 17 o 18 anni vuol dire vivere in un'età di mezzo che porta
fuori dalle caligini dell'adolescenza per entrare nell'età adulta,
quasi sempre satura di cambiamenti radicali. Per i protagonisti il
passaggio ha il nome e le fattezze di Andre, affascinante coetanea
che incrocia le loro vite sfuggente ed enigmatica, sovvertendo
equilibri che prima sembravano incrollabili.
Poco
alla volta la forza attrattiva della ragazza risucchia via il velo di
labile innocenza che avvolge i quattro amici, coinvolgendoli in un
viaggio senza ritorno.
Nel
breve spazio di nemmeno 150 pagine Baricco narra una vicenda di una
certa complessità senza rinunciare all'elegante scrittura che è il
suo marchio di fabbrica.
Con
prosa ferma e nitida lo scrittore affronta una spedizione nella
terra delle debolezze umane dove i protagonisti non sono eroi ma
giovani uomini smarriti e confusi, costretti a fare i conti con la
vita stessa che ne reclama la crescita.
Se
in prima battuta il libro ricorda da vicino un classico romanzo di
formazione ci si accorge ben presto che la lettura può procedere
attraverso diversi strati arrivando ad un'analisi lucida del contesto
sociale e dei soggetti che ne sono coinvolti.
Una
storia di difficile sintesi che merita una lettura accurata.
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