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La
parola “Hacker” è da molti considerata sinonimo di
criminale informatico, tuttavia la sua storia e la sua evoluzione
possono, in parte, smentire tale nomea.Chi
sono di fatto costoro? Possiamo banalmente associarli alla classica
visione di “loschi individui” che rinchiusi in stanze anguste
ricolme di cavi e schermi, violano qualsiasi vincolo informatico e
legale?
La
risposta non è ne positiva ne negativa in quanto, come in ogni
società, anche nella “società virtuale” degli
hackers vi sono codici, regole e vincoli morali tali per cui
esistono soggetti “buoni” e altri, invece, che violano le leggi.
“Hackers,
questa parola assume significati differenti in funzione delle persone
a cui lo chiedi.”, dice Marco Iannacone, uno dei massimi
esperti italiani di Linux. “Al CERT, il Computer Emergency
Response Team della Carnegie Mellon University di Pittsburgh,
potrebbero dire che un hacker è colui che penetra nei computer
altrui. Nello stesso tempo - però - Richard Stallman,
fondatore della Free Software Foundation, si definisce un hacker. Per
lui hacking significa sviluppare software in un open, collaborative
environment, con un forte senso etico per ciò che è
giusto o sbagliato (informaticamente parlando).
Usando
questa accezione il New Hacker's Dictionary di Eric S. Raymond
definisce un hacker come qualcuno che ama esplorare le possibilità
offerte da un sistema informativo e mettere alla prova le sue
capacità, in contrapposizione con la maggior parte degli
utenti che preferisce apprendere solo lo stretto indispensabile”.
Altre
definizioni associano gli hackers a “maghi del computer”,
programmatori in grado di risolvere qualsiasi problema legato al
mondo dei computer, animati al motto INFORMATION WANTS TO BE FREE con
l’obiettivo di diffondere la tecnologia informatica in ogni ambito. 
Il
fenomeno, tuttavia, comprende anche individui che fanno uso delle
loro capacità per danneggiare il prossimo e infrangere la
legge. Costoro sono più comunemente chiamati Cracker o Lamer,
ovvero programmatori che sfruttano il loro talento, o quello di
altri, per il proprio tornaconto, violando ad esempio banche dati,
inviando virus o Trojan Horses e altre nefandezze digitali. A ciò
i veri hacker rispondono dicendo che è soltanto un’altra
faccia della medaglia e come in ogni cosa v’è del marcio
indissolubile che va però distinto dall’operato di coloro
che suono in buona fede; ma questo non basta per dissipare l’alone
di mistero e di illegalità che permea i maghi del computer, i
quali alle accuse si limitano a diffondere le loro idee ed il loro
credo…
“Oggi
ho fatto una scoperta. Ho trovato un computer. Aspetta un attimo, che
ganzo. Fa quello che voglio che faccia. Se fa un errore, è
perché sono io che ho combinato un guaio. Non perché
non gli piaccio...
E
poi è successo... Si è aperta una porta sul mondo...
Correndo attraverso le linee telefoniche come l'eroina nelle vene di
un drogato, viene mandato fuori un impulso elettronico, viene
ricercato un rifugio dalle incompetenze quotidiane... Si trova un
bollettino. Qui...
Questa
è la mia patria... Qui conosco tutti... Anche se non li ho mai
incontrati, non ho mai parlato con loro, e magari non li sentirò
mai più… Vi conosco tutti... Questo ora è il nostro
mondo... Il mondo dell'elettrone e del commutatore, la bellezza del
baud.
Facciamo
uso di un servizio già esistente, senza pagare per quello che
potrebbe essere a buon prezzo come l'acqua se non fosse gestito da
avidi profittatori. E voi ci chiamate criminali.
Noi
esploriamo... E voi ci chiamate criminali...
Noi
cerchiamo la conoscenza... E voi ci chiamate criminali.
Noi
esistiamo senza colore della pelle, senza nazionalità, senza
pregiudizi religiosi... E voi ci chiamate criminali.
Voi
costruite bombe atomiche, dichiarate guerra, uccidete, spergiurate e
ci mentite e cercate di farci credere che è per il nostro
bene, eppure siamo noi i criminali.
Si,
io sono un criminale. La mia colpa è quella della curiosità,
la mia colpa è quella di giudicare la gente in base a quello
che dice e che pensa, non in base al suo aspetto. La mia colpa è
quella di essere più furbo di voi e, per questo, non potrete
mai perdonarmi.”
Manifesto
hacker ricavato dal volume 1, numero 7, phile 3 di Phrack - una delle
più note riviste elettroniche underground.
Per approfondire:
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