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Dopo tanti anni a Pavia ancora inciampo in persone nuove e scintillanti, gente attiva e reattiva che prova, fruga, sperimenta e si allena per un qualche sordo desiderio di arte che non li fa neanche stare bene, casomai li agita di continuo disturbando i loro sonni come le zanzare che stanno già tornando. Questi di solito stragiurano di esserci sempre stati: credo mentano, me ne sarei accorto.
Presento qui Luca Littarru, Anna Montanari ed il loro "Ballata della città dolente", in scena ad AcquasumARTE.
"Blues in sedici - La ballata della città dolente" è un libro in versi (dovrei dire poema?) di Stefano Benni: ho cercato sulla rete e non ho trovato una sola recensione negativa. Le otto voci originarie sono ridotte a sei per lo spettacolo teatrale, tre personaggi a testa per raccontare una realtà soffocante, cattiva, spietata critica del sociale - e del reale, a voler esser franchi.
La rappresentazione mi è piaciuta: emozionava direttamente e per empatia, vedendo quanto gli stessi attori l'hanno sentita viva e corporea. E' uno spettacolo in evoluzione e che periodicamente si ripropone: andate a vederlo se potete.
Luca Littarru è felice di parlarmi delle sue altre attività: il tema del corpo umano lo segue (e lo perseguita) da tempo. Ed infatti lo eplora nei suoi vari interessi: foto, teatro, scrittura, cortometraggi. Capite anche voi che è difficile dare un quadro completo: andate su http://www.cosmopoli.org, ci sono un po' di lavori. Ci tiene però che vi segnali "Mani", vecchio progetto di spettacolo nato dalla collettività internettiana (circa 700 autori...) che ha girato mezza Europa e soprattutto "Matrioska", cortometraggio finalista al Festival Internazionale di Imperia.
Anna Montanari, poi, mi ha stupito. Intanto ha fondato assieme ad altri il Teatro della Mostiola (http://www.teatrodellamostiola.it/) qui a Pavia, che mi riprometto di andare a visitare e raccontarvi con più calma. Ma è il contrasto a colpire davvero: ho chiacchierato prima della rappresentazione con uno scricciolo di donna, educato e quasi timido. Mi ha raccontato della sua formazione, del cortometraggio sulle storie longobarde (lo presentano a Lomello il 7 giugno), dell'altro progetto sul'Amore allo specchio (ovvero: prendi un testo del '600 e rimaneggialo fino a spappolarlo del tutto). Poi sale sul palco e sembra un'altra: grida, sussurra, più di tutto si emoziona. E non prova vergogna a mostrarlo, a mostrare un qualcosa di così intimo alla platea di sconosciuti, ma anzi ce lo offre con generosità, quasi prodiga. Se non è questo il mestiere dell'attore, non so cosa lo sia.
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