| Cinestesia a Spaziomusica: La corazzata Potemkin! |
| Scritto da Luca Filighera | |
| martedì 20 novembre 2007 | |
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-Bell’idea, ma lo proiettano tutto? Non so, devo vedere se la mia ragazza ha voglia. E poi.. è una cagata pazzesca!-
Sfatiamo qualche mito:
Spaziomusica si è riempito in un attimo. Sono arrivato alle dieci meno un quarto, mi sono seduto al bancone e ho preso qualcosa da bere. Ho visto che è entrata un po’ di gente, ma non mi son reso conto che la sala si fosse riempita. Quando ho sentito dire a Marche “se arriva ancora qualcuno dì che non c’è più posto se vogliono vedere il film” era ormai troppo tardi. Ultima fila. Cinestesia è una gran bell’idea, non c’è che dire. Nelle serate dedicate a questo progetto si assiste ad un percorso alla scoperta di capolavori del cinema muto che vengono coniugati a musica dal vivo. Un’operazione artistica che permette di riscoprire film che non si vedono praticamente mai, ma che sono le fondamenta di quest’arte. La musica di Cinestesia è a cura del collettivo bluEsForCe, di cui si può scaricare gratuitamente il disco su www.bluesforce.net. Musica che “si muove tra la longue music e l’esperienza psichedelica dei primi anni Settanta condite con elettronica e rumoristica”. bluEsForCe ha saputo davvero ben accompagnare in quest’occasione la proiezione della pellicola; in particolare ho apprezzato la parte della rivolta che è stata sottolineata da una musica che mi ha ricordato molto One of these days dei Pink Floyd. Per render l’idea a chi non fosse preparato su questo gruppo è la sigla di Dribbling (programma di sport della RAI). E’ stato davvero interessante osservare come l’agitazione scomposta delle immagini, sintetizzata nella muta frenesia dei marinai che correvano all’impazzata sulla nave come un formicaio che viene scoperto, si sposasse tanto bene con una musica lontana almeno di cinquant’anni. E i silenzi sono stati altrettanto azzeccati: in particolare le scene del cannoneggiamento del palazzo. Un breve riassunto per chi non conoscesse il film; si tratta della storia, vera seppur romanzata, della rivolta dei marinai sulla Corazzata a causa delle orribili condizioni in cui sono costretti a vivere, il casus belli è nell’occasione la scoperta della carne avariata che son costretti a mangiare. Si cerca di reprimere il malcontento con una fucilazione che non viene eseguita. Scatta la rivolta. Durante l’ammutinamento il capo dei rivoltosi muore e la gente della città di Odessa, la nave era quindi nel Mar Nero, manifesta in massa il dolore per la morte del giovane. Intervengono i cosacchi facendo una strage sulla scalinata Potëmkin, luogo simbolo della città. E’ questa la celeberrima scena della carrozzina, che è davvero straziante nella sua semplicità. I marinai ribelli quindi in tutta risposta cannoneggiano e cercan di fuggire, ma vengono circondati da una flotta… Per poter aver un’idea del film a partire dalla trama si deve immaginare una pellicola in bianco e nero, mimica degli attori estremamente forte, molta propaganda (il film nasce all’interno di un progetto commissionato per festeggiare il ventennale della Rivoluzione del 1905) e anche tantissima ingenuità, secchi dialoghi scritti in cirillico con sottotitoli in inglese, inquadrature simboliche. Mi sono documentato sul film leggendo in Bonetta al riguardo una di quelle enciclopedie cinematografiche che mi fanno tanto divertire per le loro stilisticamente barocche e cervellotiche elucubrazioni, ma non starò qua ad annoiare su ciò che ho letto. Piuttosto una piccola riflessione personale che nasce dal mio russo base: nel momento topico della pellicola, quando i marinai sul ponte della corazzata stanno per fucilare i loro compagni, il capo degli imminenti rivoltosi ferma la strage urlando “fratelli!”. E sono abbastanza sicuro che il termine usato sia “fratelli” (non ho assolutamente idea di come si scriva in russo, ma il sottotitolo recitava “brothers”) e non “compagni”, in russo “tovarish” (non son riuscito a riportare la scritta in cirillico, chiedo venia), molto più sovietico, che viene utilizzato in un piccolo comizio tra le brande della nave qualche scena prima. Quindi una domanda: è questo il segno di una presa di posizione di Ejzenštejn? |
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| Ultimo aggiornamento ( giovedì 22 novembre 2007 ) |