ParLando con Leonardo Terzo (II)
Scritto da Luca Filighera   
luned́ 07 aprile 2008
L. TerzoNella puntata precedente l'intervista con Leonardo Terzo era stata interrotta dall'atteso arrivo di Cristina Marelli. Cristina è una giovane dottoranda del professore. Una ragazza alta e slanciata, mani da pianista, ampio sorriso, voce seria e capelli nerissimi.

[Prima di continuare con la prosecuzione dell'intervista riporto questo interessantissimo, a mio avviso,  scorcio di dialogo ad intervista finita. Il registratore mp3 che ho utilizzato non era mio e mi sono reso conto che ha proseguito a registrare per due ore da quando pensavo di averlo spento. Il paragrafo che presento segue al momento in cui Terzo mi informa che Cristina ha svolto la tesi di laurea su Maus.

Maus? Grandioso, anche se un po' pesante. Ricordo che ne avevo letti alcuni stralci da bambino su alcuni vecchi Linus di mia mamma.
Cristina: Ha creato proprio uno scandalo, una serie di critiche molto forti.

Terzo: Eh, ma io confesso che quando lo leggevo mi veniva in mente Gambadilegno.

S: I tedeschi.

C: Ma la volontà dell'autore è proprio questa,

T: Lui aveva fatto per il New Yorker, per l'anniversario dell'undici settembre, Bibì e Bibò come le due torri in fiamme. Come personificazione. E glielo hanno rifiutato. Secondo me era un po' troppo irriverente. Bibì e Bibò fanno ridere. I morti non fanno ridere.

C: Ma è questo. Lo shock.

T: Una svalutazione

C: No, secondo me è un diverso modo di vivere le cose. Dare un significato diverso attraverso l'unione di cose che non centrano niente una con l'altra. O meglio come noi siamo abituati a vederle. Chi l'ha detto che l'Olocausto deve essere celebrato attraverso la poesia o la letteratura? È sempre stato così. Quindi quella per noi è tradizione. Ma quello che non è tradizione per noi non è necessariamente non giusto.

T: No.

C: NO.

No (ridiamo).]

Dopo alcuni convenevoli omessi continua l'intervista; il lettore troverà riflessioni su letteratura passata a miglior vita, pubblicità, videoclip, torri d'avorio e Second Life.

 […]

Bello  il gioco di parole di Hic sunt Group.
T: "Sunt" derivava dal fatto che in un primo tempo era nato come "Saperi Umanistici Nuove Tecnologie". Sunt. Da cui poi Hic sunt leones, Hic sunt group. Ci sediamo al tavolo? […] Stavo dicendo a Luca che la scrittura ci va un po' stretta e siamo più orientati sugli studi culturali. Cristina sta facendo il dottorato in letteratura.. comparata o inglese?

C: Inglese.

T: Inglese, sì.

Io non me ne intendo molto bene. Letteratura Inglese comprende come dottorato una parte specifica o dai primordi a oggi?
T: Letteratura inglese comprende tutto (ridiamo). Nel dottorato ognuno poi può decidere un tema. Cristina ha scelto la sopravvivenza della letteratura. La letteratura è morta, come motore della cultura e ciò nonostante cerca di sopravvivere. Per far questo cerca la commistione con i nuovi mezzi. Allora i suoi studi sono proprio questo, vedere come sopravvive, nei blog oppure nell

C: Nelle varie forme di comunicazione. Quelle che poi nascono sempre.

Perché è morta la letteratura?
T: Perché non è l'arte più interessante per portare avanti la civiltà, ormai. Quello che oggi conta nel nostro mondo è la pubblicità, non certo la letteratura. La letteratura che viene letta è per lo più composta dia best seller, che non sono molto diversi da..

Dalla pubblicità? (ridiamo a denti stretti)
T: Bèh, alcuni ritengono che la pubblicità sia la nostra vera arte. Nel senso che ha a disposizione tali mezzi per cui le innovazioni che richiedono investimenti si trovano nella pubblicità. Dal punto di vista appunto della proprietà della letteratura, della letteratura in quanto tale.. è.. un po'.. finita. Ma è finita già nel 1950 (ridono; piango). Nel senso, non finita perché nessuno più scrive. Tutti continuano a scrivere. Io ad esempio collaboro con La Casa della Poesia, un laboratorio di poesie e ci son tutti questi poeti, ma ci son più poeti che lettori. Questo è il punto. Di romanzieri sperimentali, seri, alti diciamo così..

Ce ne son pochi.
T: Pochi, rispetto a un tempo. Ma quelli che ci sono possono essere dei geni. Il problema è che non vengono letti dalla maggioranza della popolazione. In questo senso [la letteratura] è morta. Ci possono essere dei capolavori ma non incidono più sulla cultura in generale, secondo me.

Ma non è perché si è creata un po' un'elite, poichè questi scrittori pensano di essere un'elite?
T: In realtà questa è la scappatoia per cui si rifugiano per l'autostima. Persino Picasso o Joyce non aspettavano altro di avere un consenso popolare. Quelli che si dice che stiano nella torre d'avorio non aspettano altro che uscire da questa torre ed avere il successo di massa. Tutte le avanguardie cominciano come tali, ma poi aspirano al successo. Giustamente. Quando poi non han successo dicono poi "ma noi siamo d'elite" (ridiamo). […] L'artista nuovo, che ritengo poi verrà celebrato in futuro, non è quello che scrive poesie, ma quello che fa un videoclip. È lì che bisogna cercare i nuovi talenti, probabilmente. Io ho sempre studiato solo la letteratura, ma ora comincio ad interessarmi dei videoclips. Non sono capace in realtà, ma mi interesse tutto ciò che c'è in generale di creatività; anche se poi sono vecchio e ho la mia mentalità di vecchio e i miei gusti di vecchio.

C: Non è vero!

T: Ad esempio io e lei partecipiamo ad un concorso di immagini. Io ho fatto una cosa. A lei non piace per niente. E a me non piace la sua.

C: Ma lì non è il fatto di essere legato ad una mentalità piuttosto che ad un'altra. È una questione di carattere.

T: Sì, ma le generazioni contano.

C: Sì, ma tu hai una tua idea. Percepisci l'arte in un modo. Non è che sei assolutamente neutro e dici "mi lego alle tradizioni del mio tempo". Tu hai un'idea tua, precisa. Infatti mi hai giustificato le tue critiche alla mia foto elaborata [l'immagine di cui si parlava per il concorso]. Io avevo altri punti di vista.

Ma non è da tutti accettare il nuovo.
T: Ma io infatti non l'accetto, però voglio conoscerlo! Poi dirò che ho un'altra idea, però lo devo assolutamente conoscere. E lo faccio attraverso di loro, i giovani, così come l'ho fatto grazie ad altri. Una mia vecchia allieva, che adesso è docente a Milano, è fanatica di Second Life. Abbiam quasi litigato perché a me non piace. Second Life ancora non lo capisco. […] Io sono curioso. Poi però una cosa e conoscerlo e un'altra parteciparvi. Ecco una cosa che i giovani hanno che noi non abbiamo. Sono capaci di seguire più cose contemporaneamente. Si disperdono. Hanno meno concentrazione di noi vecchi, però sanno tenere a bada tante cose contemporaneamente. A cui partecipano. Mentre noi siamo meno in grado di seguir, questo, quello e quell'altro. […]

Ma parlava prima di poesia. So che lei è interessato ed attivo in quest'ambito.
T: Sì. A me piace molto la poesia. Ad esempio l'otto [marzo] abbiamo tenuto uno spettacolo da Vigoni. La gente si è molto divertita ed era tutto pieno, anche se naturalmente lo spazio era abbastanza ristretto.

Nella saletta?
T: Esatto. Però il fatto che il pubblico ridesse, perché si trattava di poesia comica, significa che una corrispondenza c'era. Mi chiedo se pagando (ridiamo) sarebbe stato lo stesso.

Avrebbero riso di più. (ridiamo)

T: Oh. È arrivata. Ora ci siamo tutti. Simona Viciani.

[Continua.]

Ultimo aggiornamento ( luned́ 07 aprile 2008 )