ParLando con Leonardo Terzo (III)
Scritto da Luca Filighera   
luned́ 14 aprile 2008
Leonardo TerzoLa seconda parte della lunga intervista/chiacchierata (che trova qui conclusione) con Leonardo Terzo era terminata con l’arrivo di Simona Viciani.

Simona è molto allegra e ride con gusto. I capelli lunghissimi, gli occhi scuri e vivaci. È una contessa. Fa il tifo per Hillary. Ha vissuto per dieci anni in California, motivo più che giusto per dedicarle un quarto d’ora di invidia ogni volta che ci penso.

Simona possiede il grande dono di farti sentire a tuo agio subito dopo che lei hai stretto la mano.

T: Lei è una traduttrice (riferendosi a Simona). Una traduttrice di Bukowski, il cui compito è stato affidato dalla Fondazione Bukowski. 

Addirittura. 
T: Sì, perchè le traduzioni fatte sinora erano piuttosto commerciali, nel senso che.. diglielo, diglielo tu. 

S: Nel senso che tagliavano il lato più romantico, se si può definire “romantico” Bukowski, comunque quello più poetico, e mettevano solo in risalto le parolacce e le parti più dure, che senz’altro ci sono, ma ignorando tutta una parte della sua poetica.

Quindi lo dovrò ricomprare.
T: Eh, sì.

Ricordo che quando ero un bambino c’era un suo libro in casa, però era troppo in alto per me. Poi ho capito perché.
S: Anche mio padre mi teneva nascosti alcuni suoi libri.

Storie di ordinaria follia.
S: Eh, Storie di ordinaria follia è un po’…(pim-pom-pim-puuu, suona un telefonino). Scusate.

(Il discorso devia mentre Simona è occupata al telefonino e si parla a ruota libera di Piazza Minerva, del nuovo sito di Leonardo Terzo e di un commento del professore ad un cortometraggio sottoposto al suo giudizio da parte del gruppo di ragazzi che l’avevano girato)

[…] 

T: La cosa nuova nel nostro spettacolo di recitazione che talvolta proponiamo insieme è che abbiamo escogitato un commento alla poesia

“Topo, topo,

senza scopo,

dopo te cosa vien dopo?”

S: Il gatto!

T: Qui c’è tutto il mistero sul destino umano, non solo, sul destino di tutti gli esseri viventi che, per quanto umili come un topo, si possono chiedere qual è il loro destino. Quindi un’interrogazione metafisica dell’esistenza..

C: Di questo povero topolino (ride).

[…]

T: Ma lei non ha fatto domande, ci ha lasciato parlare!

Mmmh, è vero. Ma sono emerse molte tematiche interessanti. Domande ne avrei eccome. Lei è uno specialista di Melville e c’è una questione sulla quale vorrei conoscere il suo parere: Moby Dick o Bartleby lo scrivano? Quale è più importante?
T: Eh, ah ah. È proprio questo il punto: non si può dire “più importante”.

Perché uno è famosissimo, denso, corposo e considerato una pietra della storia della letteratuta;  l’altro meno celebre, quasi un racconto, indecifrabile e rivoluzionario. Intendo dire, quale dei due ha lasciato un segno più forte?
T: Il problema è che c’è una gerarchia dei generi. Allora quanto più un’opera è grande è, a prescindere, migliore di quella piccola. Per cui il racconto è considerato di per sé un genere minore rispetto al grande romanzo epico. Più o meno giustamente. Però, perché metterli in alternativa? Bisogna leggerli assolutamente tutti e due.

Ma facendo una scala..
T: Bisogna essere contro le scale. Perché io ho scritto su tutti e due. Ho scritto su Bartleby e credo di essere l’unico che ha capito che non deve essere investito di una spiegazione. Bartleby è qualcosa che non deve essere spiegato. Perché se viene spiegato viene ridotto a quel particolare significato. Invece così può avere tutti i possibili significati. Deve essere il mistero Bartleby. Altrimenti perde tutto il suo fascino, secondo me. È un po’ come Moby Dick, solo che Moby Dick è un’enciclopedia.

Qual era la gamba di legno di Achab?
T: Non c’era. Non viene mai detto.

Complimenti. Mi scusi, avevo sempre desiderato fare questa domanda.
T: (Ride) Non viene mai detto. Questa domanda è stata fatta a “Lascia o raddoppia”. Il professor Lombardo, che non è stato mio maestro, io sono il nipotino, perché sono allievo di un allievo di Lombardo, era l’esperto che compilava le domande di letteratura americana per il programma. E ha fatto lui questa domanda.

Ultimo aggiornamento ( luned́ 14 aprile 2008 )